di e con Francesco Bargi
Percorso di regia guidato da Giovanni Berretta

Quale mistero si cela dietro una numerazione, una sequenza ordinata di simboli che sembra riportare alla razionalità e alla logica, laddove razionalità e logica appaiono così distanti da tutto? Un viaggio attraverso visioni immaginarie che conducono ad una realtà deformata e ci guidano in un universo di piccoli racconti a volte surreali, a volte meno, legati da un nesso matematico che accompagna il tutto come costante filo conduttore.
Vetro come trasparenza estrema ma che a tratti diventa opaca e smerigliata, come fragilità e resistenza, come arma di taglio e di offesa,  come strumento che può sciogliere nodi.  Vetro come specchio dell’animo umano, fragile e resistente, trasparente ed opaco, tagliente e rassicurante.
Vetro che nasce attraverso il soffio vitale a volte atteso da chissà quanto tempo, per dar forma a qualcosa di unico, mai uguale a nessun precedente.  Ed è proprio attraverso questa ricerca di unicità ed esclusività che si
snoda il monologo. Non a caso infatti parte proprio dalla “grazia dello squilibrio”, un’asimmetria non naturale che nulla ha di prevedibile lasciando spazio a continue sorprese, dove il tempo non ha più una connotazione precisa ma si confonde fra il prima, il dopo e l’adesso come creazione folle ideata da un disordine cosciente e consapevole. Una
scrittura che, come vetro, lascia trasparire le sensazioni sopite dell’anima che esplodono all’improvviso,  inaspettatamente, attraverso inconsapevoli ricordi rimasti nascosti per un tempo che non si può definire.

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