Un monologo scritto e musicato da Limbrunire

Quante volte abbiamo pensato di mollare tutto, di scappare lontano, magari sulla vetta di una montagna?
Quante volte abbiamo pensato: “questa vita non fa per me, questa vita mi sta stretta, non mi riconosco in essa”,
oppure: “io e miei colleghi non condividiamo nulla se non questo tempo obbligato, costipato, ciclico e criptico”.

Spesso ciò che abbiamo rincorso, inseguito a lungo e sognato alla fine si scioglie, o meglio ancora, si discioglie tra le nostre dita arrugginite lasciandoci nel più profondo disincanto, come un dolce sbagliato, poco zuccherato o fin troppo, come un caffè salato.
O forse la naturale e inevitabile metamorfosi dei nostri corpi, dei nostri spiriti e pensieri, il rapporto con l’ambiente circostante sempre più mutevole, liquido, iper dispersivo, distraente e suadente, la somma delle nostre esperienze, l’accettazione dei fallimenti ci fa osservare la realtà per quella che è con occhi diversi, ad avere nuovi codici per decodificarne il senso.

A quel punto le nostre vite in parte più o meno già compromesse di famiglia, di canoni mensili, di rateizzazioni, di scelte azzardate e illusoriamente obbligate, di figli o di ex da mantenere e presenze da rispettare, cartellini da timbrare, di caotico ordine e disordine quotidiano prendono il sopravvento sulle nostre più pure intenzioni lasciando spazio a rassegnazione e piccole sommosse qua e la di felicità.
Certo l’aspetto economico non va per nulla sottovalutato ne strumentalizzato ma, quanto del nostro tempo barattato in denaro è stato sprecato in vacuità materiale, quante nostre decisioni hanno finito per colpire un palo dei vizi effimeri quando la porta delle opportunità era sguarnita?

In realtà spesso quello che ci manca è il coraggio!

Il coraggio di guardarci negli occhi, di sottrarre, di tagliare, di togliere, di rinunciare alle tentazioni materiali della strega consumistica, il coraggio di arretrare piuttosto che avanzare verso la sfera edonistica che ruota lentamente sopra le nostre teste come un palloncino di plastica che sfioriamo appena ma non acciuffiamo mai, verso la comodità a portata di mano take away, verso il sedile riscaldato sotto il culo dell’all you can it, della noncuranza.
A Solitary Man, a un certo punto della propria vita questo coraggio non è mancato.

Solitary Man un bel giorno ha scelto!

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